OGGI È LA SOLENNITÀ DI SAN GIUSEPPE

Patriarca glorioso della stirpe di Davide.

Sposo purissimo della Beata Vergine Maria.

Padre terreno del Signore Gesù Cristo

per Volontà dell’Eterno Padre.

Patrono della Santa Chiesa.

Padre di Provvidenza Divina.

Patrono dei morenti.

Avvocato delle anime sante del Purgatorio.

Dal Vangelo secondo San Matteo Cap. 1 versetti dal 18 al 25

18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; 25senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

 

Dall’UFFICIO DELLE LETTURE

Dai «Sermoni» di san Bernardo, abate.

Sta scritto: «Giuseppe, il suo sposo, che era Giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto» (Mt 1, 19). Opportunamente, essendo giusto, non volle ripudiarla, perché, come non sarebbe stato affatto giusto se, riconoscendola colpevole, fosse stato d’accordo, così nondimeno non sarebbe stato giusto se l’avesse condannata una volta riconosciuta innocente. Essendo dunque giusto e non volendo ripudiarla, decise di licenziarla.

Perché volle licenziarla? Ascolta anche su questo argomento non la mia opinione, ma quella dei Padri. Giuseppe volle licenziarla per la ragione per cui anche Pietro allontanava da sé il Signore dicendo: «Allontanati da me, Signore, perché sono un uomo peccatore» (Lc 5, 8), ed anche il centurione voleva impedirgli di entrare nella sua casa, dicendo: «Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto» (Mt 8, 8). Così dunque anche Giuseppe, ritenendosi indegno e peccatore, diceva tra sé che da una tale e così privilegiata creatura non doveva più oltre essergli concessa la convivenza familiare, perché aveva timore della dignità di lei, tanto superiore alla sua. La vedeva, con sacro terrore, portare il segno certissimo della presenza divina e, siccome non poteva penetrare il mistero, voleva licenziarla.

Pietro ebbe paura della grandezza della potenza, ebbe paura il centurione della maestà della presenza del Signore. Certamente anche Giuseppe, uomo qual era, provò un sacro terrore di fronte alla novità di questo così straordinario prodigio, alla profondità del mistero; e perciò volle rimandarla segretamente.

Ti meravigli che Giuseppe si considerasse indegno di convivere con la Vergine che attendeva un figlio, quando senti che anche santa Elisabetta non può sopportare la presenza, se non con un terrore pieno di venerazione? Dice infatti: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1, 43). Per questo motivo, dunque, Giuseppe volle licenziarla.

Anche dal suo proprio nome, che senza dubbio si deve intendere «accrescimento», argomenta chi e quale uomo fosse questo Giuseppe. Nello stesso tempo ricordati di quel grande patriarca, venduto in Egitto, e sappi che Giuseppe non ebbe in sorte soltanto il suo nome, ma anche conseguì la castità ed ottenne l’innocenza e la grazia. Tant’è vero che quel Giuseppe, venduto per l’invidia fraterna e condotto in Egitto, fu prefigurazione della vendita di Cristo; questo Giuseppe, fuggendo da Erode, portò in Egitto Cristo. Quello, mantenendo la fedeltà al suo padrone, non volle unirsi alla padrona; questo, riconoscendone la verginità, custodì anch’egli fedelmente, mantenendosi casto, la sua padrona, madre del suo Dio. A quello fu concessa la capacità di comprendere i misteri dei sogni; a questo fu concesso d’essere consapevole e partecipe dei sacramenti celesti. Quello conservò le granaglie non per sé, ma per il popolo; questo ricevette il pane vivo disceso dal cielo, da custodire sia per sé sia per tutto il mondo.

Per l’intercessione gloriosa di San Giuseppe, questo tempo di particolare grazia e purificazione che stiamo attraversando, sia il tempo in cui, oltre a chiedere la cessazione della pandemia con tutta la sofferenza che comporta, per ritrovare o scoprire il senso della vera giustizia – Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto”nei confronti di Dio, che nella Sua Infinita Giustizia e Misericordia, ci ha sempre amato e ricolmato dei Suoi doni, che sempre e in tantissimi modi ci ha chiamato a lasciarci amare, nutrire, curare, perdonare, preparare, santificare da Lui!

Solo se riscopriremo questo vero senso di giustizia – cioè di essere umilmente e concretamente giusti, riconoscenti, grati, accoglienti, cercatori di Dio Padre-Figlio-Spirito Santosolo allora potremo vivere con un vero senso di giustizia fraterna nella carità reciproca, gli uni per gli altri!

Questa è la più profonda guarigione di cui abbiamo bisogno, quella Salvezza che l’Amabilissmo Redentore, che San Giuseppe ha portato fra le sue braccia, amato, nutrito, educato e custodito, dal quale è stato con la Santa Made di Dio assistito fino all’ultimo respiro, ci ha acquistato col Suo Preziosissimo Sangue, col dono totale della Sua Vita!

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe,

stretti dalla tribolazione ricorriamo

e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, i

insieme con quello della tua santissima Sposa.

Deh! Per quel sacro vincolo di carità,

che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio,

e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù,

riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno,

la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue,

e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.

Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia,

l’eletta prole di Gesù Cristo;

allontana da noi, o Padre amantissimo,

la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo;

assistici propizio dal cielo in questa lotta

contro il potere delle tenebre,

o nostro fortissimo protettore;

e come un tempo salvasti dalla morte

la minacciata vita del bambino Gesù,

così ora difendi la santa Chiesa di Dio

dalle ostili insidie e da ogni avversità;

e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio,

affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso possiamo

virtuosamente vivere, piamente morire,

e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.

Amen.

Questa preghiera fu apposta da Leone XIII  in calce all’enciclica Quamquam pluries del 15 agosto 1889. La devozione a san Giuseppe, già dichiarato patrono della Chiesa universale dal beato Pio IX l’8 dicembre 1870, fu particolarmente sostenuta da Leone XIII che, eletto papa il 20 febbraio 1878, mise fin dall’inizio il suo pontificato «sotto la potentissima protezione di san Giuseppe, celeste patrono della Chiesa» (allocuzione ai cardinali del 28 marzo 1878).

(per ascoltare l’inno e la preghiera vai sul link https://www.youtube.com/watch?v=_CgUxnpP73Y#action=share)

Vi benedico di tutto cuore!

In G. M. G. Don Stefano

Santa Festa di San Giuseppe!