“…Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai»…”                                                           Genesi 4, 5-7

“…Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.”                                                                             Matteo 5, 24

 

Saper di essere gradito a una persona che amo è motivo di grande gioia!

Allora per quale motivo Dio gradisce l’offerta di Abele e non quella di Caino?  Sembrerebbe un’ingiustizia, altro che amore vero!?

Questo episodio assai celebre è in realtà l’occasione per riflettere sulla relazione con Dio, noi stessi e gli altri fratelli uomini.

Per prima cosa dobbiamo sottolineare che l’unico vero Dio non aveva certo bisogno di offerte sacrificali! Tuttavia la pedagogia divina fa leva su questa consuetudine cultuale di Israele, per offrirci un insegnamento di vita.

Emergono due caratteristiche: per prima cosa a Dio va riconosciuta la vita come Suo dono  – “…Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso…” – Annualmente venivano offerte da Israele le primizie dei raccolti e i primogeniti del bestiame. Tutto della vita è dono di Dio: ecco scaturire i sentimenti di gratitudine, riconoscenza, lode, fiducia, gioia che concretamente si traducono nell’offrire il meglio del proprio lavoro, il meglio di sé!

L’altro aspetto, quello ancor più determinante, è l’atteggiamento interiore con cui si compie l’offerta: nel cuore dove non c’è gratitudine a Dio si fa spazio il risentimento e l’insoddisfazione perché la vita non va secondo i miei piani; nel cuore in cui manca la gioia per i doni dei fratelli si fa spazio l’invidia. Risentimento, insoddisfazione, invidia come dei tarli che corrodono a tal punto l’animo da arrivare a eliminare Dio e il fratello: ecco l’omicidio di Abele!

Perché non continui a ripetersi questa tragica storia, che fin troppe vittime ha mietuto, ascoltiamo l’invito di Dio! Fermiamoci nella preghiera a riconoscere con cuore grato il dono della vita che Lui ci fa e offriamo ogni giorno il meglio di noi stessi per il bene di tutti: saremo veramente molto più liberi!

Il Signore vi benedica!

Don Stefano