Lettura del Vangelo secondo San Matteo. cap. 6 versetti dal 16 al 18

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Il cristiano non pratica il digiuno – di qualsiasi astensione o rinuncia si tratti –  “…come gli ipocriti…” (i farisei di quel tempo), per essere visto o ammirato dagli altri.

Il cristiano, il figlio/a di Dio, desidera e agisce per diventare sempre più come vuole il Padre celeste, come ha insegnato il Figlio Gesù Cristo con le sue Parole vissute.

Sì! Il cristiano desidera, cerca e vuole solo questo in tutto ciò che fa: perché sa che vivere la Parola del Signore è la Vera Via della libertà e della gioia per essere persone vere, capaci di amare alla Sua maniera.

Perciò anche il digiuno è un’azione, che con la fatica e la sofferenza che può comportare, è fatta con la gioia di chi non ha di mira l’interesse degli altri su di sé, come un vanto vuoto e inutile (una vana-gloria), ma un’azione fatta per lasciare più spazio al Signore: perché mi riempia del Suo Amore e della Sua gioia da ridonare ai fratelli! “…quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto…” …il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

Lo sappiamo, il digiuno è una pratica antichissima che molte esperienze religiose hanno adottato lungo i secoli. Alcune modalità tendono a sottolineare più la necessità di purificare il corpo da ciò che lo inquina e non lo rende libero per il contatto con Dio.

In un certo senso Gesù insegna a compiere un digiuno come questo, ma non tanto perché il corpo sia disintossicato dai cibi o da sostanze che lo danneggiano, anche se questo è necessario, perché non possiamo dimenticare che tutto ciò che siamo, e dunque anche il corpo, è dono di Dio, non ci appartiene, è Suo e va trattato con la massima cura, ma più profondamente “il digiunare” che Gesù insegna è il distacco da ogni forma di dipendenza che poi diventa una schiavitù, e impedisce di essere figli di Dio liberi.

Ad esempio: la dipendenza morbosa dal cibo, dal denaro, dalla TV, dal Web, dallo Smatphone. La dipendenza da un vizio o da un peccato da cui non voglio liberarmi, o da cui non riesco perché non cerco l’aiuto del Signore nella preghiera, nei Sacramenti, nel sostegno di un sacerdote che mi guidi, nel sostegno anche di un medico se necessario. La dipendenza dalla superficialità orgogliosa ed egoista con cui affronto la vita. La dipendenza dal condizionamento che gli altri con i pensieri o atteggiamenti negativi provocano su di me…

Potremmo fare un lunghissimo elenco, ma alla fine se ognuno si ferma qualche istante a riflettere su da quanto ci dice Gesù nel Vangelo, non può non trovare qualche situazione o qualche cosa da cui distaccarsi per essere più libero, più vero!

In ogni situazione però risuona più forte l’esigenza di ciò che solo Dio può donarci, solo Lui che ci ha creato, che ci conosce fino in fondo e che se trova la porta del nostro cuore sinceramente aperta, anche attraverso lo sforzo di qualche rinuncia, allora può entrare, sì, può perché glieLo permettiamo noi, decidiamo di farLo entrare.

Così Lui può “ri-compensarci” può darci cioè ciò che ci è veramente indispensabile il Suo Amore!

Una santa giornata! Vi benedico di cuore!

Don Stefano